Pino Cozzi

foto-pino-cozziImpresa difficile, se non ardua parlare di PINO COZZI, di Lui si sono occupati in tanti: dalle firme più rinomate del giornalismo sportivo agli addetti ai lavori nel mondo del ciclismo, ai semplici appassionati che di cose dello sport del pedale conoscevano vita a e miracoli di tutti i primattori. D’altra parte, come non poteva essere trattandosi di un Uomo che al ciclismo aveva dedicato tutta la Sua esistenza? Pino Cozzi, classe 1894 (24 febbraio), sembra essere nato in bicicletta: comincia in giovane età a gareggiare e si allenava quando esplicava il suo lavoro di garzone prestinaio nel panificio di famiglia portando il pane a domicilio dei clienti (ma quanti erano in quell’epoca i panettieri che gareggiavano in corse ciclistiche?). Nel 1912 risultava nell’organico della “Equipe Ciclo Mazza” che faceva capo a un certo Sig. Carlo Mazza, altro nome che in futuro figurerà nelle cronache della “Legnanese”.

Ma è verso del 1918 che Pino Cozzi sale prepotentemente alla ribalta del Mondo sportivo nella Città di Legnano. Erano da poco cessate le ostilità della Grande Guerra che avevano caratterizzato un quadriennio della vita nazionale e la gioventù reduce dal fronte tornava alla vita normale con il desiderio di scordare peripezie e disagi e lo sport, come al solito, sembra essere la valvola ideale per questo.
Il “nostro” entra subito con grande entusiasmo nella società rossonera ed il suo entusiasmo deve essere stato contagioso se ne viene immediatamente eletto presidente.
Gli effetti si fanno subito sentire: passano pochi mesi e, nel 1919, grazie al concorso del Senatore Antonio Bernocchi, viene corsa la prima edizione di quella gara, intitolata a quel valente Capitano dell’industria tessile, che resta ancora dopo tanti anni il “monumento” dell’attività del sodalizio.

Ma la “Bernocchi” non è la sola manifestazione che viene organizzata a Legnano sotto la guida di Pino Cozzi e farne il conto è difficile:
cinquanta, cento, duecento, cinquecento? Forse di più, riservate a tutte le categorie di corridori: professionisti, dilettanti, allievi, esordienti, veterani, e tutte allestite con la stessa cura e dedizione: per Lui erano tutte importanti. A tale proposito stralciamo dalla motivazione con cui il C.O.N.I. nel 1970, Gli conferiva la “STELLA D’ORO AL MERITOM SPORTIVO”, “sotto la sua
guida la società ha avuto un notevole sviluppo” “ed è stata per molto tempo l’unica nella zona a svolgere” “attività propagandistica per il ciclismo”.

A questo punto viene spontanea la domanda: ma quanti furono i corridori che vestirono la maglia della “Legnanese” guidata da Pino Cozzi? Certamente tanti, forse migliaia e migliaia! Per averne un’idea, sia pure approssimativa, bastano questi esempi presi a caso: nell’anno 1938 furono 136 gli atleti che staccarono la “licenza” per conto della società rossonera, 164 nel 1939, più di cinquecento nel quadriennio 1947/1950, 102 nel 1958: tutti richiamati a Legnano dalla fama che la società si era fatta anche per merito del suo presidente. Ma Pino Cozzi fu presente attivamente anche in campo sociale come Presidente di zona, per oltre un trentennio, dell’Associazione Panificatori, fu tra i primi aderenti alla “Famiglia Legnanese” (Tessera d’oro nel 1963), fu Consigliere Comunale, fu tra i Fondatori dell’Associazione Società Sportive Legnanesi.

Per questa sua intensa attività, svariati furono i riconoscimenti conferitigli fra cui fanno spicco, oltre alla succitata “Stella d’oro al merito sportivo”, la CROCE DI CAVALIERE DELLA EPUBBLICA”, la MEDAGLIA D’ORO DEL COMUNE DI LEGNANO per merito civico. Non sappiamo se quanto sopra sufficiente per descrivere la figura di un personaggio, che tanto ha fatto per lo sport legnanese, e non solo e non sembra fuori luogo definirlo come una “leggenda” (un po’ come un Re Artù dell’era moderna): qualcuno l’ha definito PRESIDENTISSIMO, una pubblicazione degli anni settanta dedicata al ciclismo in cui si parlava tra l’altro di personaggi del Varesotto e dell’Alto Milanese, scriveva “Pino Cozzi, un apostolo della bicicletta”: tutto vero, ma per gli anziani della “Legnanese” e per chi lo ha conosciuto resta sempre “PAPA’ PINO” Per finire i Suoi rari momenti di relax li dedicava alla sua momumetale Collezione di francobolli.